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Category: Cucina Hermetica

Pancake bruciati, LLM per sistemisti e tazze a tolleranza zero

Posted on 23 March 2026 - 23 March 2026 by hermestrismegistus

Ultimamente ho preso a fare il caffè bollito, perché non ho una caffettiera, ma ho un pentolino e un colino e, in pieno spirito ermetista, ho sperimentato liberamente con varie procedure per preparmelo, partendo dall’idea che comunque che comunque, acqua calda e caffè qualcosa insieme dovranno pur fare.

Questo mi ha dato a pensare sull’idea di errore. Ad esempio, in cucina, al netto del ritualismo, faccio sempre dei gran casini, sporco ovunque, mi casca di tutto e mi brucio spesso.
Alcune disavventure hanno a che fare con la qualità della cucina, e va bè. Altre sono dovute a fattori aleatori, e altre ancora dal non avere “procedure standardizzate e ripetibili” per fare tutto: alcune cose non le ho mai fatte, altre non le ho mai imparate.

Ho anche letto la definizione di una di quelle leggi, tipo quella di Poe, che dice qualcosa sul fatto che automando troppo, si perde la capacità di gestire i momenti di fallimento critici, dove l’automazione non è prevista a prescindere. [L’esempio viene dalla gestione delle emergenze nei servizi online, anzi si cercava ironicamente di misurare quanto le persone siano capaci di svolgere il mestiere senza chiedere a GPT. Il fatto che i primi ad essere cucinati nella rivoluzione AI sia proprio chi lavora nell’ambito sta solo nascondendo la gravità del fenomeno a tutti gli ambiti, a tutte le scale e a tutti i livelli.]

A me capita spesso di versare qualcosa in una tazza (caffè, latte, acqua) e rendermi conto di averne messa troppa. A quel punto mi tocca rovesciare dalla tazza al pentolino, ma la tazza non ha beccuccio e quindi sbrodola tutto. Il problema è che ci sono mille motivi per voler svuotare la tazza, anche a fare le cose piano e con cura.

Il design della tazza non supporta gli errori. L’unica azione corretta dopo aver riempito una tazza con il caffè, per la tazza, è essere usata per bere il caffè. Ma il caffè ha come prerogativa di essere bevuto a prescindere dalla tazza, e la tazza ha come prerogativa quella di contenere ed essere maneggevole. La decisione di limitare la tazza al solo bere, e non ad esempio al riversare, ha senso solo in una prospettiva a tolleranza zero: sarà anche intuitivo e minimalista fare la tazza in quella maniera, ma in un contesto in cui l’errore esiste a prescindere dal design, è un modo un po’ del cazzo di fare le cose in partenza.

Mi chiedo quanto delle nostre vite è determinato dalla tolleranza zero degli oggetti, dei contesti, delle persone, delle idee. Quanto il ragionamento binario di giusto/sbagliato determini la gravità degli eventi imprevisti, rendendoli catastrofici.

Mi sono risposta facendo un pancake bruciacchiato. Quando la temperatura è bassa, il composto non gonfia, cucina piano, rimane biancastro, si secca troppo. Cotto è cotto, ma non è cotto come piace a me. Se si alza la fiamma invece si inscurisce, dentro rimane soffice, ma va girato in tempo. A fare tardi, però, niente è perduto: a differenza di una cottura lenta, quando sotto brucia, sopra è ancora liquido, e a girarlo si può ancora avere un ottimo pancake. Ottimo a patto di grattare la crosta nera del lato bruciacchiato.

Questa operazione ho scoperto non avere nessuna conseguenza negativa reale. A prescindere dal pancake che si fa, è comunque troppo caldo per essere mangiato subito. Il bruciacchiato, per conto suo, è tale solo se è quell’incrostazione dura e quindi facilmente rimovibile, altrimenti è ancora il marroncino buono. Allora, a grattare il bruciato, si consuma il tempo necessario comunque a raffreddarlo, e nel mentre ci si dedica ad un atto di cura volto a riparare al proprio errore, e a rendere il pancake la sua versione migliore.

Le dottrine di escalation militare come quelle di israele in aggressione, e iran in difesa, sono esempi di sistemi a tolleranza zero. Razzismo, odio politico e religioso sono conseguenze di sistemi a tolleranza zero. Psichiatrizzazione, buon costume e ristoranti coi camerieri in gilet sono sistemi a tolleranza zero.

Non importa dove, ma vorrei guardassi da qualche parte.

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Cucina Hermetica 4 – Sugo sincero della tribù di Komba

Posted on 3 March 2026 - 3 March 2026 by hermestrismegistus

Introduzione

Questa ricetta è un furto ermetico alla cultura dei baka, che prevede una divinità-demiurgo ermafrodita chiamata Komba.

Hermes: […] Come, tornando dalla caccia, sapendo del miracolo della vita, ogni volta gli umani festeggiano e a volte gli umani conoscono Komba, principio della creazione, del fuoco, dell’acqua, e del sapere: e queste sono uno, nel suo spirito si chiamano Jengi, che si guarda dal mostrarsi dopo la caccia quando c’è discordia, e avarizia, e fame; ed è costretto a mostrarsi quando c’è armonia, e condivisione, e salute; poiché queste diventano danze e canti, che sono sapere, e acqua, e fuoco, e principio di creazione, e sono molto cari a Komba.

Doni della natura e del lavoro

Pomodori: Quelli che si hanno

Sul fuoco di Komba, Principio della Creazione

Mettere i pomodori in un pentolino e avvicinarlo al fuoco sacro.

Ballare durante la cottura.

Quando è pronto, servire.

Note

Rodrigue viene da una delle forse trecento tribù dell’attuale camerun. Ha un nome legale che non ha senso abbia, perché la sua tribù è stata evangelizzata, dagli evangelisti proprio, e in Germania non c’è mai stato, e non è il nome non è nella sua lingua, ma in francese coloniale.

Il nome vero, se ce l’ha, non me l’ha detto. Mi chiedo se anche nella sua lingua avrebbe avuto un nome così forte sulla sua dizione francese, su quella “r” meravigliosa. Wodrwigue.

Rodrigue è un ragazzo stupendo, dico sempre, e agli altri racconto sempre delle sue storie con le banane fritte e la carta d’identità, e anche quella che sto per dire. A lui invece ho sempre detto: sembri stromae. Stromae manco è francese, mi ha detto una volta dall’alto del suo metro e novanta. Non è quello il punto, gli dissi, ma quando mi ha messo la mano dietro la schiena per passare in cucina, con le dita tutte distanziate ma gentilissime, mi ha coperto entrambe le scapole, scapole di una nanetta che, comunque, le spalle larghe le ha avute dando al sacco, eppure mi ha presa tutta, come un cestista prende una palla taglia 7 che a me sfugge sempre e finisce sul muso, ma il mio appunto è il sacco e non il basket, e il punto su stromae è che è un gigante francese nero gay meraviglioso, comunque la vuoi mettere Rodri, proprio come te. Non gliel’ho detta così, e comunque ha arrossito e sorriso. Mascalzone evangelista represso, il secondo in due anni tra l’altro.

La storia è semplice: era in italia per studiare ingegneria dell’industria alimentare perché in camerun hanno i pomodori, ma non sanno trasformare le bucce, e in italia invece facciamo il concentrato. Era, molto letteralmente, in missione per la sua tribù: doveva salvare i pomodori del villaggio dalla competizione e dallo spreco industriale. Gli hanno scollettato le superiori nella capitale e il viaggio per l’europa, a lui e a un altro, nel disperato tentativo di sopravvivere. Un villaggio intero appeso a due ragazzi stupendi e alla loro impresa nel mondo del sapere tecnico-scientifico, in un paese di razzisti di merda.

Se te lo stai chiedendo, no: Rodri non è baka. Rodri è un gigante, e i baka sono piccoli. C’è una parola molto facile per dirlo: morditi la lingua tre volte.

Morditela anche prima di spellare una mela, una patata o un pomodoro: con le prime ci fai pancake, torte, biscotti e tisane; con le seconde, le patatine fritte; le terze le puoi lasciare nel sugo, farci il concentrato o la paprika.

Le prime ricette le ho imparate dagli inglesi, le seconde dai russi, e le terze dai camerunensi, e queste sono una montagna di ricette (e di cazzi miei) in due frasi sole, e indovina un po’, con tutte queste persone abbiamo cucinato e mangiato insieme, e non sprecando le bucce abbiamo avuto un piatto in più ogni volta, ed eravamo in armonia: e Jengi si è mostrato a noi, spirito della foresta, Principio della Creazione, e questo è caro al Cosmo, e questo è caro a Komba.

Posted in Cucina HermeticaTagged Cucina, Cucina Hermetica

Cucina Hermetica 3 – Tortéé alle mele responsabili e cannella del confronto collettivo

Posted on 27 February 2026 - 3 March 2026 by hermestrismegistus
torta tempestata di meraviglia

Introduzione

Hermes: […] È dunque questa la natura del sapere: che ogni voce, interrompendo l’altra, crea movimento nel discorso; e lasciar parlare una persona è offesa alla sua limitatezza. Un ragionamento segue sempre sé stesso dall’inizio alla fine, e finisce dove ha iniziato: nulla è successo, e le onde del sasso presto ne disperdono l’impeto; un dialogo segue tutti i ragionamenti, e le onde del mare ne riproducono sempre l’impeto.

In questa deliziosa ricetta metteremo in discussione alcuni precetti tipici della conversazione in gruppo, cercando di contemperare libera espressione e dinamiche disfunzionali. Il tempo previsto è almeno un’ora. La torta si può consumare calda o fredda, ma è sempre raccomandato cucinare e mangiare in compagnia.

Tavola alchemica

Farina: un intero

Acqua/latte: metà della farina

Mele: non ci provo neanche, a me finisce sempre che ne avrei dovuto aggiungere una in più

Olio: un decimo della farina

Zucchero: un terzo della farina

Lievito: vedi tu cosa dice la bustina di lievito

Sale: a piacere

Cannella, scorza di limone, aromi vari: un cofano di auto doblò

Rituale

In una ciotola: farina, zucchero, aromi, lievito, acqua/latte, olio, sale, mele tagliate a piacere. Coprire con mele, spolverare di zucchero e cannella. Olio sulla teglia se no attacca. Un’ora in forno statico a 180°.

E la metafora?

Nessuna metafora. Per questa ricetta l’esercizio è farsi il proprio rituale. A me serve parlare delle cose mie ora. :P

P.S.: mi rendo conto che segue uno smatto, ma ho come la sensazione che se lo levo casca il castello, per nessun motivo. Mi spiace averlo scritto e poi cancellarlo. Dai lasciatemi fare come voglio. Oh no sto ricominciando.

Va bè

Io sono una persona che parla tanto. Tantissimo. Soprattutto, parla prima di pensare, e quindi ragiona a voce alta. Il resto del tempo mi parlo in testa, è anche quello è parlare prima di pensare, perché sto parlando per pensare.

Mi capita principalmente di dire cose palesemente errate solo per completezza di fronte ad una cosa giusta. A volte me ne accorgo, altre no. Sic transit, nel senso di: “lo fa”.

Quando ho un tema di cui parlare ne parlo spesso, con più persone possibili. Ad un certo punto, come la torta, è cotto: allora posso impiattarlo come preferisco, e servirlo all’occasione. Se l’occasione lo permette, finisce in un tatuaggio.

In gruppo

Vale oggi nelle assemblee che si parli a turno e per alzata di mano. A me sembra un modo molto aprioristico di declinare l’orizzontalità, e in generale un modo molto costruito di indirizzare un fenomeno sociale (direi piuttosto fondamentale) altrimenti molto più libero.

Parto dicendo come intendo io un dialogo di gruppo utile e orizzontale: un dialogo in cui più voci e punti di vista possibile sono stati integrati. Il processo dovrebbe essere la costruzione collettiva di un discorso, non una sequenza di alcuni punti di vista personali tra i quali mediare.

Elenco di disfunzioni che trovo:

  1. Divisione attivi/passivi
  2. Attività = autorità
  3. Libertà di parlare quanto si vuole = meno tempo per tutti gli altri
  4. Meno tempo per tutti gli altri = minore pluralità nel discorso
  5. Compressione di interventi interrogativi o specificativi = aumento delle incomprensioni
  6. Standardizzazione dell’esperienza di dialogo a discapito delle proclività soggettive

1. Il primo è che le persone che intervengono di più finisce sono sempre le stesse, per il mero motivo di essere quelle che sono più a loro agio nel parlare in assemblea, di fronte a tutti, mentre gli altri ascoltano in silenzio, concordi con le regole dell’assemblea. Non vuol dire siano le più competenti, né si può ignorare che finisce per minimizzare l’apporto delle persone “meno attive”.

2. Se su quindici persone, cinque sono quelle che intervengono di solito, queste diventano più “autorevoli” anche solo per l’abitudine di starle ad ascoltare, ad allocargli tutto lo spazio necessario per le loro considerazioni, a trovarsi a convenire con loro invece che dire la propria, che magari è la stessa ma di cui si delega l’espressione a chi di solito se ne prende la briga, o magari è diversa ma si opprime internamente di fronte ad un’autorità o al contesto. Questo finisce anche per rendere i soggetti attivi meno passibili di messa in discussione, insomma li rende investiti di una certa autorità e quindi potere sulle dinamiche di confronto. Questo fa perdere di orizzontalità e pluralismo nel senso che fa emergere una gerarchia di persone e quindi di idee, e questo non è caro al Cosmo.

3/4. In assemblea portare a termine un ODG è un incubo. Banalmente, se nessuno si può interrompere anche quando magari sta parlando troppo, nel senso che si è capito cosa vuole dire, o che magari potrebbe essere interrotto molto prima perché il punto è un altro, cose così. Insomma se siamo un gruppo, un’intelligenza collettiva, sta a tutti e non solo al singolo valutare l’appropriatezza di un intervento, specie in termini di tempo. So che è brutto da dire, ma l’alternativa sono necessariamente anche già le conseguenze di cui sopra, e quindi in un modo o nell’altro bisogna capire come limitare gli interventi almeno in durata.

5. A me capita di non capire qualcosa all’inizio di un discorso e non capirne il resto. Mi farebbe comodo poter interrompere e chiedere di specificare meglio un concetto, o di darne delle motivazioni altrimenti non ovvie. A volte ho semplicemente bisogno vengano aggiunte delle informazioni che non ci sono. Se non sono l’unica con questi problemi, e vorrei vedere, allora in generale sarà che i discorsi che non vengono interrotti hanno dei limiti strutturali nella loro comunicatività, vale a dire, sono più facilmente compresi da chi condivide le conoscenze del parlante, e più difficilmente dagli altri. Questo a maggior ragione che una persona magari non interviene per fare interventi così semplici, che magari passano anche per il far parlare di nuovo la stessa persona, dopo che quella magari ha appena finito un discorso di dieci minuti e sarebbe il caso di sentire qualcun’altra.

6. Non tutte le persone sono a proprio agio in questa struttura. A me mette a disagio parlare senza essere interrotta, e mi mette a disagio anche iniziare a parlare dicendo “se volete, a me potete interrompere”, perché non si possono cambiare le regole del gioco così, de botto. Finisce quindi che cerco di essere molto sintetica nei miei interventi, che però non è neanche quello che vorrei. Vorrei parlare il tanto che vengo ascoltata e capita, e vorrei essere interrotta al primo momento in cui c’è qualcosa di rilevante da dire a riguardo di quello che dico io. Magari gli dò seguito subito, o magari posso anche dire “aspetta, su questo ritorno dopo”, però intanto è utile, mi aiuta a riorganizzarmi un po’ il discorso anche alla luce di quel feedback. E comunque è un feedback, sto parlando con qualcuno invece di fare la predica o “dire la mia”. E così via e così via, magari potrebbe semplicemente stare ai singoli di gestirsi il proprio intervento e le proprie preferenze.

Considerazioni utili?

Pensieri, preghiere, parole.

Penso possa essere interessante esplorare altri modi di fare assemblee, beyond le alzate di mano. A me affascinerebbe un accordo del tipo: ognuno si prende la libertà e responsabilità di parlare e interrompere come meglio crede, nel rispetto delle buone maniere e del senso di confrontarsi in assemblea.
Tutto qui, dico solo meno regole perché sono un po’ coercitive, un po’ danneggiano le assemblee in generale, e un po’ sono anche infantilizzanti.

A me era venuta questa idea un po’ pazza della rotazione del compito di introduzione della conversazione. Mi spiego: a turno, magari in senso orario, spetta il ruolo di introdurre il punto dell’ODG (o tema o che ne so). Così dai un ordine casuale e orizzontale agli interventi, in parte stimoli chi parla poco e in parte comprimi chi lo fa troppo. E mi piacerebbe che questa cosa si esplicitasse insieme al dire, a voce alta, che si sta facendo un dialogo tuttu insiemu per creare il discorso più plurale e piacevole possibile, senza regole se non quelle di responsabilità personale.

Esempio: la persona introduce il tema con quello che sa e dicendo una constatazione di partenza sul tema, o direttamente fa una domanda aperta. Obbligatoriamente è la prima persona a parlare, e la prima a cui viene risposto. Dopodiché se non ci sono domande sul secondo intervento, interviene la prossima persona che vuole intervenire. Se vogliono intervenire in due o tre, si mettano d’accordo su chi inizia, senza che gli venga data la parola. Se c’è un ordine si vede, o se son tutti insieme che si mettano d’accordo come tra adulti. “Prego prego” “no vai tu” “ok grazie”.

Si potrebbe decidere sia più ammissibile che qualcuna venga interrotta per domande o considerazioni (magari comunque brevi) che ognuna, in cuor suo, pensa siano davvero valide da fare in quel momento, perché sarebbe meglio per il dialogo collettivo. E magari, se una persona fa un’interruzione inopportuna, qualsiasi cosa essa sia, potrebbe essere responsabilità della persona che sta venendo interrotta dire se risponde subito, o dopo, o non risponde proprio alla considerazione o domanda. Potrebbe essere meno infantilizzante, oltre che meno coercitivo, invitare alla responsabilità personale nell’interrompere o nel fare caciara.

Questo facendo salve le buone maniere, e anche il senso di un’assemblea in cui comunque una persona parla e tutti ascoltano. Mi sembra che levando le regole si possano levare dei grossi mattoni dalle assemblee. Però non so, andrebbe provato, magari son tutte scemenze. Ci penso ogni tanto, tutto qui. Ci ho pensato facendo la torta.

La verità ermetista in fondo è che così come in gruppo, così in due, così da sole. Parlare in gruppo come si parlare tra due persone, e come si discute da sole nella testa, cioè davvero semplicemente rispettandosi tra pari componenti di una cosa più complessa.

Posted in Cucina HermeticaTagged Anarchia, Assemblee, Cucina, Cucina Hermetica, orizzontalità, Torta

Cucina Hermetica 1 – Come eseguire il rituale della piadina ermetista della rivoluzione totale (panem)

Posted on 17 February 2026 - 3 March 2026 by hermestrismegistus

Introduzionem

Hermes: Credo davvero, O chef, che tutti i corpi e tutte le menti, agendo inseguendosi, si trasformino in sé e si trasformino a vicenda; e che trasformino fuori, e che da fuori siano trasformati; e che questa sia una grande banalità, ad ogni livello ed ogni scala; e questo è vero, poiché sto anche un po’ scherzando.

Ma vedrai dunque che la mia verità è quella della cucina come della politica, poiché la mia verità è trasversale a tutte le cose, ed è una mia opinione, e delle opinioni non si convince; e ti invito dunque a provare, da te stess-chef, un rituale della mia scienza, che è quella sia di cucina che di politica, ed è di questo mondo, e della vita, e del movimento; ed è cambiamento, e tutto è uno.

E sappi che l’unica vera ricetta da seguire in cucina è quella di cambiare la ricetta; e questa è la ricetta di tutte le ricette, perché cucinare in accordo con la ricetta, che è ferma, non è di questo mondo; e cucinare cambiando la ricetta, che è cambiamento, è di questo mondo. Perché l’impasto, cambiando, cambia la ricetta; e la ricetta, cambiando, cambia l’impasto; e non sono mai uno, ma sempre-inseguendo, mai-ripetendo, ed è più o meno la cazzata dello yin-yang, ma la mia è un po’ diversa, e in generale queste filosofie mistiche, indovina un po’, ognuna c’ha la sua, ed è in cambiamento, perché quanto è vero il signore il cambiamento è verità a questo mondo, e il signore non so se è vero.

E ad ogni frase saprai che parlo di cucina e che parlo di politica; e che è sempre tempo di cucinare quando ci sono persone da sfamare, e che è sempre tempo di agire quando ci sono persone da sfamare, perché una persona che ha fame, ha fame in mensa e ha fame in politica; e le cose non sono mai separate.

Tabulae Ingredientiei

Materiam – Unum totalis (“…poiché il primo ingrediente è un tutto a sé; e poiché possiate tararvi su quello con gli altri ingredienti…”)

Acquam – Medium totalis (“…poiché l’acquam è due volte densa la farinam, ed è metà volte grande la farinam, e troppa acquam appiccica tuttos, e poca acquam non fa niente, ma poi la devi aggiungerem, e fa i grumis, e questo non è caro al cosmos…”)

Salis – Unum pizzicum (“…poiché siamo fratellim e sorellem di tutti i popolis e tutte le popoles, salem della terram, ma comunquem non siamo in toscana; e comunquem i toscanis e le toscanes sono un po’ meno fratellim, e un po’ meno sorelle, non poiché lo dicum io, ma poiché non sono molto cari al cosmos, ci mancherebbe…”)

Oleum – quantum bastam (“poiché non siamo in franciam, dove invecem si usa il burrum, che è gays; e noi usiamo l’oleum, che è vegano; e ciò che è vegano è bi: e questo è vero in tutte le cose, a tutte le scale e a tutti i livelli, e non chiedetemi di argomentarem…”)

Iniziazionem

Primum consilium: è prima da scegliere la scodella, in quanto onori l’impasto.

Scegliere la scodellam (e in consilium ogni instrumentum cucinatorium), nella sua forma e i suoi bordi, di modo che ospitino il cambiamento di due volte la sostanza, anche se non lievitarem, poiché una massa in movimento copre due volte il suo spazio, e se lo spazio è poco la massa è persa ai bordi; e se lo spazio è troppo la massa è persa alla forma.

Secondum consilium: è prima da preparare ciò che non c’è, in quanto cucina più piano.

È necessario poi avviare il condimentum, da cucinare durante l’impastum; poiché ottimizzare i tempi è caro al cosmos, e la fretta viene dal non aver seguito questa regola; e sappi che la piadina si brucia più in fretta del ripieno, e si raffredda più in fretta del ripieno; ed è sempre meglio avere il condimento prima della piadina, poiché avere la piadina vuol dire dover servirem.

Terzum consilium: l’unione è dell’acquam alla farinam, poiché se no fa i grumis.

Il cosmo favorisce chi vuole spingere la materia, che è la farinam, e che resiste il cambiamento; ed è la sostanza portante della piadina con il suo ripienum. E il cosmo favorisce l’idea che vuole spingere la materia, che è l’acquam, e che accelera il cambiamentum. E sarà quindi l’acquam ad essere versata alla farinam, mescolandum nel mentre, perchéil cambiamentum va spinto pocum, ma massimamente costante, e massimamente forte, poiché sfoci in tutta la farinam, e non in piccoli grumis. E osserva che l’acquam pronta prima della farinam cambierà la farinam troppo in fretta nel mescolandum, che sia massimamente o minimamente forte, dividendum la farinam in molti grumis, che sono tanti piccoli impastum, e non in un impastum unicum, che è l’unico proprio della piadina.

Quartum consilium: salem e oleum a piacerem sunt.

Osserva la preferenza del salem e dell’oleum: non sono nell’impastum fuori di te, ma sono nell’impastum che costituisce te. E sappi che il salem è rottura nell’impastum, e sappi che l’oleum è dissoluzione nell’impastum, e sappi che sono a tua preferenza, e che il salem totalem e l’oleum totalem dipendono dalle preferenze di ogni persona a cucinarem, e di ogni persona a mangiarem, calibrandosi tra loro nell’aggiungere ingredienti, senza mai limitarsi, ma limitandosi nei confronti, ognuno, dell’impastum, e di quel che può ospitarem.

Quintum consilium: l’impastum si stende se è ben amalgamatum, e amalgamarem è facile.

Ricorda sempre che amalgamarem imparare amalgamandum, e nessuna tecnica è superiorem alle altre se imprimono la massimam forzam, con il massimum sforzum; con la minimam fretta della mentem, e con il minimo slogandus del corpus. Osserva quindi che amalgamarem è massimamente efficace se fatto con il movimentum coordinatum del corpus, e della mentem, che non sono mai unum, ma sempre-inseguendosi, mai cessando. E sappi che imparare ad amalgamarem un impastum non è mai generale, ma è specificum di quell’impastum, così che imparare ad amalgamarem e finire di amalgamarem sono unum, tutte le volte.

Sestum consilium: l’impastum si stende in tutte le direzioni, in inseguendum, e mai-cerchiandum.

Così è l’algoritmo stendorum: avanti e indietro, e inseguendum poi orarium o antiorarium, ma una volta orarium mai antiorarium, e viceversa; e sappi che la formam è nel direzionarem, e avanti e indietro è nello spingerem. E non spingerais quanto non è stato direzionatum, e non direzionerais quanto non è stato spintum; e osserva che non importam se è prima spintum o direzionatum; e osservam che in ogni direzione gli spintum non saranno mai pari, ma quelli necessari a seguire i bordi del restum dell’impastum. E lo spessorem sarà quanto graditum.

Settimum consilium:il cerchium è perfettum, e quindi non di questo mondo.

Ricordam che il cerchium perfettum non è possibilem, e cercare il cerchium perfettum vuol dire infine stendere all’infinitum, e mai cucinarem. La piadinam sarà tanto grande quanto necessaria al condimento, e il condimento sarà tanto quanto necessario a sfamare tutti gli chef e tutti gli ospiti, e mai deve essere meno. Aborra quindi ogni discorsum sui cerchiorum, che sono “mentalii pippem”.

Ottavum consilium: il panem cuocem sulla padellam preriscaldata, e la temperatura preriscaldata non è data sapersi

(Inizialmente spargendum oleum sulla padella, minimum e totalmente, e questo non è metaforicum)

Rifuggi da ogni scienza del fuoco, poiché osserva solo manopola e fiamma. In consilium ti dico: la temperatura della padellam dipenderà anche dal ventum, e l’ariam non è scienza esattam come la fiammam, eppure interagendum.

Ogni chef, osservandum da subitum, capendum insieme se la temperaturam è sufficientem o esageratam, valutando sia l’ariam che la temperaturam, sia il colorito dell’impastum e il suo suonum, ognunum con sue scienze. Sempre d’accordo, da ora, gli chef interagendum! Poiché insieme decidendum quando girare la piadina.

E sappi che nient’altro si può dire della cottura del panem, poiché è da vedere sul momentum.

Cucinora Cucinorum insieme

Sappi che due o più chef cucineranno bene insiemem se sono d’accordo nel cambiamento di ognunum, come chef e come ospite, e sono d’accordo nel cambiamento dell’impasto da ingredienti a piadina, nel senso che sono consapevoli che cambieranno anche non volendolo e anche se non si sa in che modo, perché l’importante è la fare la piadina.

Sappi che ognunum proteggerà l’impastum con la responsabilità di avere un cappellum, ben indossatum, e mai togliendulum in cucina.

Sappi che ogni chef indossa cappellum e grembiulem quando cucina, e ogni chef toglie il cappellum e il grembiulem quando mangia, ad ogni livello e ad ogni scala, e mai il contrario.

Sappi che cappellum e grembiulem sono diversi per ognunum, ma devono essere tali per poter cucinare.

Sappi che il cappellum protegge l’impastum dalla chef, e il grembiulem protegge lo chef dall’impastum.

Sappi allora che ogni chef decide da sé se cucinare, sapendo che il cappello non può essere tolto in cucina.

Sappi allora che ogni chef decide da sé se spogliarsi, sapendo che il grembiule non può essere rimesso in cucina.

Sappi che ognunum si proteggerà dall’impastum tanto quanto necessario al proprio corpum, senza esagerarem, perché proteggendosi le manis non si può cucinarem, e scoprendosi il corpus si rischia di sporcarsi.

Sappi allora che ogni chef decide da sé quanto rischiare nello sporcarsi, e quanto sporcarsi, ma uno chef che si sporca poi non può cucinarem, e comunque dovrà mangiare; e uno chef che si sporca troppo poi non può mangiare, perché verrà portato dalle guardie a cambiarsi, e questo non è per niente detto sia caro al cosmo.

Osserva che ad ognunum in interesse a mangiare sia lecito di cucinare, e che a ognunum in interesse a cucinare sia lecito di mangiare. E osserva che se ognunum cucina, e ognunum mangia, salem e oleum saranno calibrati da ognunum, e in accordo ad ognunum. E diffida da chi mangia non cucinando, e da chi cucina non mangiando: poiché mangiano senza cucinare, e quindi sono ladri; e cucinano senza mangiare, e quindi sono velenosi; e sono sempre i poveri di fame, e i poveri di contatto, e insieme sono nobili, e non chef. Imparino dunque prima a farsi servire, se vogliono mangiare, e imparino dunque a indossare cappellum e grembiulem, se vogliono cucinarem.

E sappi che non c’è piadinam se gli chef morendum asfissiatum; e non c’è piadinam se gli chef morendum freddum o caldum; e che quindi si decide insieme sulla finestra apertam, e si decide insieme sulla finestra chiusam, rispettando chi ha più freddum e chi ha meno fiatum.

E sappi che ogni consiglium è tale, e in quanto consiglium vale quello che valem.

Buon appetito. :)

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