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Pancake bruciati, LLM per sistemisti e tazze a tolleranza zero

Posted on 23 March 2026 - 23 March 2026 by hermestrismegistus

Ultimamente ho preso a fare il caffè bollito, perché non ho una caffettiera, ma ho un pentolino e un colino e, in pieno spirito ermetista, ho sperimentato liberamente con varie procedure per preparmelo, partendo dall’idea che comunque che comunque, acqua calda e caffè qualcosa insieme dovranno pur fare.

Questo mi ha dato a pensare sull’idea di errore. Ad esempio, in cucina, al netto del ritualismo, faccio sempre dei gran casini, sporco ovunque, mi casca di tutto e mi brucio spesso.
Alcune disavventure hanno a che fare con la qualità della cucina, e va bè. Altre sono dovute a fattori aleatori, e altre ancora dal non avere “procedure standardizzate e ripetibili” per fare tutto: alcune cose non le ho mai fatte, altre non le ho mai imparate.

Ho anche letto la definizione di una di quelle leggi, tipo quella di Poe, che dice qualcosa sul fatto che automando troppo, si perde la capacità di gestire i momenti di fallimento critici, dove l’automazione non è prevista a prescindere. [L’esempio viene dalla gestione delle emergenze nei servizi online, anzi si cercava ironicamente di misurare quanto le persone siano capaci di svolgere il mestiere senza chiedere a GPT. Il fatto che i primi ad essere cucinati nella rivoluzione AI sia proprio chi lavora nell’ambito sta solo nascondendo la gravità del fenomeno a tutti gli ambiti, a tutte le scale e a tutti i livelli.]

A me capita spesso di versare qualcosa in una tazza (caffè, latte, acqua) e rendermi conto di averne messa troppa. A quel punto mi tocca rovesciare dalla tazza al pentolino, ma la tazza non ha beccuccio e quindi sbrodola tutto. Il problema è che ci sono mille motivi per voler svuotare la tazza, anche a fare le cose piano e con cura.

Il design della tazza non supporta gli errori. L’unica azione corretta dopo aver riempito una tazza con il caffè, per la tazza, è essere usata per bere il caffè. Ma il caffè ha come prerogativa di essere bevuto a prescindere dalla tazza, e la tazza ha come prerogativa quella di contenere ed essere maneggevole. La decisione di limitare la tazza al solo bere, e non ad esempio al riversare, ha senso solo in una prospettiva a tolleranza zero: sarà anche intuitivo e minimalista fare la tazza in quella maniera, ma in un contesto in cui l’errore esiste a prescindere dal design, è un modo un po’ del cazzo di fare le cose in partenza.

Mi chiedo quanto delle nostre vite è determinato dalla tolleranza zero degli oggetti, dei contesti, delle persone, delle idee. Quanto il ragionamento binario di giusto/sbagliato determini la gravità degli eventi imprevisti, rendendoli catastrofici.

Mi sono risposta facendo un pancake bruciacchiato. Quando la temperatura è bassa, il composto non gonfia, cucina piano, rimane biancastro, si secca troppo. Cotto è cotto, ma non è cotto come piace a me. Se si alza la fiamma invece si inscurisce, dentro rimane soffice, ma va girato in tempo. A fare tardi, però, niente è perduto: a differenza di una cottura lenta, quando sotto brucia, sopra è ancora liquido, e a girarlo si può ancora avere un ottimo pancake. Ottimo a patto di grattare la crosta nera del lato bruciacchiato.

Questa operazione ho scoperto non avere nessuna conseguenza negativa reale. A prescindere dal pancake che si fa, è comunque troppo caldo per essere mangiato subito. Il bruciacchiato, per conto suo, è tale solo se è quell’incrostazione dura e quindi facilmente rimovibile, altrimenti è ancora il marroncino buono. Allora, a grattare il bruciato, si consuma il tempo necessario comunque a raffreddarlo, e nel mentre ci si dedica ad un atto di cura volto a riparare al proprio errore, e a rendere il pancake la sua versione migliore.

Le dottrine di escalation militare come quelle di israele in aggressione, e iran in difesa, sono esempi di sistemi a tolleranza zero. Razzismo, odio politico e religioso sono conseguenze di sistemi a tolleranza zero. Psichiatrizzazione, buon costume e ristoranti coi camerieri in gilet sono sistemi a tolleranza zero.

Non importa dove, ma vorrei guardassi da qualche parte.

Posted in Cucina Hermetica

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hrms — 21:49

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