Ci si chiede spesso come facevano tedeschi e italiani a non rendersi conto, e come avrebbero potuto. Voglio fare la stessa domanda oggi, sapendo che le risposte sono sempre state le stesse, o le più disparate, perché a me serve una risposta convincente che poi mi indirizzi sul come comportarmi.
Su questo foglio annoterò di tanto in tanto idee, pensieri e proposte sul tema.
Domande
- Esistono condizioni materiali necessarie a rendersi conto? (esperienze, lavoro, studio, casa, comunità, tecnologie)
- Esistono condizioni mentali necessarie a rendersi conto? (esperienze, idee, informazioni, patologie)
- Esiste un turning-point? Quale?
- È episodico? Può essere reversibile? Succede? Come?
- Esistono percorsi da fare? Possono essere agevolati?
Ipotesi
Al momento credo che esista qualcosa tra 1 e 2, non sufficiente ma necessario, e che sia un mix forse anche molto personale. Credo che ci sia un si anche al 3, mi sembra ovvio ci sia, non so quale sia. Sul 4 ho sospetti di si, e che abbia a che fare con la repressione scolastica, culturale, poliziesca e psichiatrica, insomma con la repressione in generale. Zero idee sul 5, tante idee ma nessun piano.
Rituali
regole generali: dire sempre che si tratta di esperimento, perché è etico e le persone possono aiutare a farlo anche meglio. La mia ricerca non ha bisogno di nascondersi né di fottere gli altri into dire o fare qualcosa.
Questionario ermetico: anagrafica facoltativa, opzione aperta a ogni domanda, bias evidenti e autovalutazione. Quando si compila un questionario si scopre di più su sé stesse, che quanto la scienza scopre su un’intera popolazione.
chiacchere: per esperienza mi sembra ci sia da fare più domande che considerazioni. Deve essere evidente la logica di fondo del sistema sociale, e le persone devono rilevarla da sole. Ho notato che le persone che sanno esattamente come la penso, anticipano le mie considerazioni prima di comunicarmi qualsiasi informazione o pensiero. Questo è bene nella misura in cui penso di aver comunicato qualcosa, male nel senso che è piuttosto antipatico che le persone si sentano a disagio con me. Penso che il peso del giudizio negativo debba essere anche quello implicito e auto-derivato, mentre si può supportare più esplicitamente il lato positivo di ogni rottura.
osservazione online: ha poco senso. Non ci sono esperimenti naturali adatti a quello che mi chiedo, perché le affordances dei media digitali e le loro conseguenze sulle persone mi sono già totalmente evidenti. Posso interessarmi al sapere articolato sul tema, non a conversazioni in rete.
osservazione dal vivo: a volte le persone parlano tra loro di fronte a me. Posso prendere nota ed eventualmente fare osservazione partecipante.
Corpus
Posso anonimizzare ed ermetizzare le conversazioni che ho. Potrei applicare le generalizzazioni che faccio io al discorso degli altri per operativizzarli, la scienza normale in questo non è da meno.
Potrei fare una pagina che si chiama semplicemente “dialoghi” dove effettivamente sviluppo meglio i dialoghi che ho, e intanto li raccolgo tutti insieme. Devo ricordarmi di descrivere il contesto della conversazione. forse devo procurarmi un taccuino dio santo che cringe.