Insopportabile antiviolenza, proprio il 25 aprile

Ci hai mai pensato? Lo sapevi? Non c’è maniera, per una persona consapevole, di essere sufficientemente coinvolta nella violenza e rimanere sana di mente, la domanda è solo “per quanto”.

La psicologia, a modo suo, ha già dimostrato da tempo l’ultima verità sulla violenza. Ce ne sarebbero altre: tante quante se ne vogliono. Ovviamente la neurologia converge. In biologia si chiama general adaptation syndrome; In antropologia ed ecologia, la caccia è sfavorita, e gli umani, potendo scegliere, l’hanno appunto abbandonata. Le particelle non si danno la caccia, si congregano in atomi e molecole, e abbiamo fisica e chimica. L’informazione non si può distruggere, no-hiding theorem e via discorrendo.

E invece eccomi a farla lunga. Non troppo, giuro. Perché anche l’anarchismo dovrebbe esserci arrivato, che la violenza è quella roba che non vuoi subire, e quindi non dovresti fare, esattamente come imperativo categorico per reggere l’impalcatura del volemose bene o perlomeno non diamoci fastidio; e tuttavia c’è sempre quell’enorme, infinito, sacro e santo spazio di discrezionalità all’agire politico dentro allo Stato.

Pew pew! Boom pow. Viva i partigiani!

Nella repubblica di salò c’era la leva obbligatoria. Molti giovani, più senza che con consapevolezza politica, sono scappati nelle montagne e hanno raggiunto i primi partigiani che hanno trovato. I diciottenni nel 1943 sono nati sotto il fascismo, e sono tutti intimamente patrioti, nazionalisti, fascisti di costituzione se non di convinzione.

Quelli che hanno beccato a scappare, li hanno ammazzati. Tutti gli altri, più nolenti che volenti, diciamocelo, perché si chiama leva obbligatoria, sono finiti anche sul fronte italiano.

Quanti giovani uguali tra loro si sono ammazzati? I morti non si contano, come imperativo e non come constatazione.

Volere, non l’hanno voluto; meritare, non l’hanno meritato; morti, sono morti.

Ci sono infiniti motivi, adesso, per giustificarlo: libertà, antifascismo, nazismo, comunismo, anarchismo, individualismo, collettivismo, necessità storica, danno collaterale e mille altre cose che poi giustificano anche i genocidi, e che non servono a nulla di fronte, ad esempio, alla verità convergente di tutte le scienze, o anche di tutte le religioni se vogliamo, perché come anche nella politica, la morte è per gli altri e non per noi, e a voler fare di tutti un noi, allora la morte non è per nessuno, e su questo tipo di ragionamenti che sono l’apice dell’estensione del pensiero di chi le ha sempre dette in ogni tempo e filosofia e livello altro non si dovrebbe perder tempo a dire.

Dirò invece l’altro lato della medaglia, perché com’è sopra così è sotto, e ciò che è vero lo è a tutte le scale e a tutti i livelli, in ogni spazio ed in ogni tempo, in tutte le forme su tutti i bordi, ed è quindi dentro ogni cosa e persona.

L’invito ermetista è di vedersi con le mani sporche di sangue, proprio o altrui, nella maniera più seria che i discorsi “pragmatici” sulla violenza richiederebbe, e dirsi sani.

L’hai mai fatta? L’hai mai subita? Dopo la violenza, la domanda non è se, ma per quanto, rimarrai traumatizzata. E sì, se fossimo tutte d’accordo su questo, vedendolo nelle scienze e nell’esperienza propria e delle altre persone parimenti, invece che metterci tutte d’accordo sulla legittimità della violenza, che sono pretese totali tanto quanto, tra loro, sarebbe un mondo migliore, ed è vero che si muore di mondo migliore, ma appunto, si muore di mondo migliore, e si muore di mondo migliore, e si muore di mondo migliore, comunque la leggi, a tutte le scale…

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