On the sustainability of “progress”

I’ve been told the wide substitution of any type of worker is not economically sustainable for the elite.

I don’t think economical sustainability has ever stopped any industrial revolution.

If the elite owns, at its own discretion: energy, materials, transformation plants, scientific knowledge, a military, and workforce; then finance is not needed, not as instrument of dominion, not as instrument of personal gain, and not as an instrument of competition. Some call this “techno-feudalism”.

Elites strive to render subjects superfluous and instrumental to their ends: they are the kings, the gods, the aliens, the superior race, the owners. We are the subjects, the disciples, the cattle, the inferior, the slaves.

It has always been the case, and every time the elite gets eaten, submission into slavery starts again.

We could be hungrier than this.

Le 20 giornate di torino

Dal 3 luglio al 23 luglio del 1967, a torino, venti giornate hanno scosso la cittadina in un silenzio di tomba.

Del resto del ’68, del ’77 e perfino delle Olimpiadi ne parlano ancora tutti, del ’67 nessuno.

In quei giorni, una manciata di persone veniva ritrovata spappolata per la strada senza apparente ragione. Le indagini non portarono mai a niente, e il ’68 fece come un reset sull’attività delle forze dell’ordine, se qualcosa da resettare ci fosse mai stato.

Eppure, la pista politica anche sul ’67 si poteva considerare ed è stata invocata: quella anarchica, ed è durata ben poco. Altri colori non vennero mai dipinti sulla tela dell’eccidio.

In questi ultimi mesi il tema sembra essere tornato in voga, proprio per la similitudine tra questo periodo e quello, nel paese, nell’aria, ma soprattutto a torino, con le sue contraddizioni sociali, produttive e ambientali di nuovo al culmine, di nuovo polveriera, tombata col cemento. Analogia che però, a quanto se ne parla, non dovrebbe ricorrere così facilmente alla mente, né così collettivamente. Silenzi collettivi, quelli della coscienza sporca, a cui si potrebbe cercare di dare un perché.

Insomma, non rimane che raccogliere i cocci di ieri, e combinarli con quelli di oggi, consapevoli delle fratture insanabili con le forze dell’ordine e i servizi segreti, con l’attuale governo come con i precedenti, e coscienze storiche impolverate e borghesi, insomma: fasciste.

Con sospetto, e collettivamente.